Franco de Carli è nato a Torino, il 25 ottobre 1920, studia medicina, per tre anni frequenta un internato di fisiologia umana, si laurea con una tesi sperimentale sul sistema nervoso, con voto 110/lode e dignità di stampa. Si specializza in pneumologia e svolge l'attività medica essenzialmente in ospedale, all'Eremo di Lanzo, dove percorre tutta la carriera fino a diventare per gli ultimi dieci anni direttore sanitario.
Sposato con Jolanda Valerio, sua compagna di università, ha tre figlie, Giulietta, Elisabetta e Lucia e numerosi nipoti: Daniele, Alice, Davide, Carlo, Jessica.
Come scrittore inizia da studente e prosegue negli anni con componimenti poetici , a un anno dalla laurea scrive un romanzo che vince il primo premio al Concorso Nazionale dei Medici Scrittori: E nell'ora della nostra nascita Segue un lungo periodo di fecondissima produzione di opere teatrali. La fantasia, la capacità di produzione scenica, quasi architettonica e l'abilità dello svolgimento costituiscono le caratteristiche di queste opere che sono state recitate in teatro, alla radio e nelle televisioni italiana e svizzera. (Pascolo della morte)
Gli argomenti dei drammi sono sempre ispirati a temi sociali contemporanei: Hiroshima, Vietnam, la tragedia del talidomide, trapianti di cuore, fecondazione artificiale, alluvione...
Tre dei lavori della raccolta Vietnam, Hiroshima, Gesù, Barabba sono rappresentati alla Piccola Commenda di Milano, (repliche di mesi) a Torino e Cuneo, dove riscuotono grandi favori dalla critica: "La Stampa", "L'Italia","Il Giorno","Il Corriere della Sera", "La notte", "L'Unità" Le produzioni letterarie degli ultimi vent'anni sono costituite da saggi, romanzi (con Lettere a Teofilo ha vinto il premio Pannunzio), opere filosofiche, legate comunque a temi di biologia e medicina, che hanno molto spesso provocato accesi dibattiti e riconoscimenti in campo medico e letterario. (tra gli altri: Il Tempo nella conoscenza umana, Cervello e mente, e Il cervello al di là della morte, Lettere da Sirmione
Muore a Torino il 15 giugno 1995 dopo breve, ma terribile malattia
Io in poche settimane scrissi per questo Dramma un complesso di liriche che furono associate e intercalate fra le Laudi Sacre scelte di comune accordo, Dramma che prese il titolo di "Pascolo della morte" dalla lirica centrale intorno a cui ruotano tutte le altre, recitate da un mio Attore, presente in scena, mentre la tragica sequenza delle liriche medioevali si svolge con altri attori che recitano i momenti salienti del supplizio del Golgota e della resurrezione successiva, liriche tratte fra quelle più ispirate (fra cui due di anonimi del XIII e XV secolo, dei disciplinati di Gubbio e di Siena e di Iacopone da Todi con musiche e cori originari dell'epoca).
Per me non fu una fatica da poco ideare e scrivere liriche che, partendo dall'ultima guerra, coprissero tutti i conflitti regionali scoppiati fra molti popoli nei vari continenti, anche se erano ed erano stati così abbondanti da rendermi difficile la scelta, fino a quello del settembre '68 in Cecoslovacchia, voluto e condotto dall'URSS, indifferente all'indignazione generale, come quello di vent'anni prima in Ungheria.
L'opera ebbe un successo limitato, anche se vivo e travolgente per coloro che lo ascoltarono nelle varie chiese in cui fu recitato e questo per me, come per il regista e per i vari attori, soprattutto per il mio attore, fu giusta ricompensa delle nostre fatiche, unica, ma sincera e profonda soddisfazione del lavoro fatto; la dimostrazione di tutto questo fu che, quando fra il pubblico si sparse la voce che il Dramma era stato pubblicato, andò a ruba e avrei dovuto farne pubblicare non solo cento copie (a mie spese), ma molte di più per soddisfare tutti i richiedenti; ovviamente per il pubblico la copia era gratis perché su simili tragedie non si fa commercio.
Comunque, quest'opera segnò il punto più alto della mia attività poetica, ma anche la sua conclusione, perché dopo ritornai, a parte il mio continuo e intenso lavoro di medico, all'attività letteraria che continua tuttora (l'ultimo libro è uscito poche settimane fa) in cui la prosa, pur rimanendo poetica, non è più soggetta a quelle composizioni brevi, legate a ritmi e a rime, unici strumenti per dare alla lingua italiana la sua musicalità intrinseca che tanto mi aveva suggestionato da giovanissimo quando mi ero avvicinato ai nostri grandi poeti, Dante, Petrarca, Leopardi, Manzoni. Mi dicevo e mi dico: Sei un retrogrado a poetare come loro, ma a mia scusante c'è che per formazione e gusto non so concepire la poesia in altra maniera. Le liriche e i sonetti, che questo libro presenta, coprono perciò un periodo di circa trent'anni, da quelle scritte prima dei vent'anni fino al '68: in esse ovviamente cercavo il concetto, ma come avvolto nella musica delle parole che devono essere appunto "musicali" nel ritmo e nel verso per competere con quella che propriamente chiamiamo "musica", arte squisitamente umana, fondata sulle note armoniche delle varie ottave, che mi manda in visibilio quando l'ascolto casualmente o per mia intima soddisfazione, specie quella del settecento italiano e tedesco.
Nel libro ad ogni lirica o sonetto, quando ne sono onestamente sicuro, faccio precedere brevissimi riferimenti temporali perché il lettore valuti nel suo giudizio la maturità diversa delle varie composizioni. Non ho altro da aggiungere. Sono medico e anche questa attività ha avuto per me una sua fondamentale importanza, perché il medico, soprattutto ospedaliero, come sono stato io per cinque decenni, a contatto pressoché costante con la sofferenza e la morte, vive praticamente disperato dei guai altrui e della propria impotenza. Ho curato per anni tubercolotiche gravi prima dell'era antibiotica e dopo malati terminali per le più varie malattie quando il mio ospedale da sanatorio è stato trasformato in gerontocomio. Sono uscito, soprattutto da quest'ultimo, con le ossa rotte, ma è una lievissima pena di fronte a quelle che inutilmente ho cercato di curare. Ora ho cessato per età la mia attività di medico, ma dico "grazie" alla medicina per i tormenti che mi ha arrecato e di fronte all'impotenza verso le più disparate forme morbose, ripeto con Giobbe: "Militia hominis vita est super terra", sicuro che alla conclusione di questa milizia, se uno è riuscito a viverla decorosamente, e anche un po' serenamente, sicuramente per costui c'è un premio per la sua evoluzione futura dopo la morte.
Le liriche e i sonetti si completano in quest'opera con due drammi, il primo dal titolo "Pascolo della morte", di cui ho già parlato e che fu rappresentato per la prima volta a Cuneo nella chiesa di San Francesco, imponente per altezza e vastità, di stile gotico, dall'acustica difficilissima che mi fu organizzata in modo eccellente dalla RAI (e ho le bobine della registrazione); poi questo dramma passò a Torino nella chiesa di San Domenico e di San Luca e poi in provincia ad Avigliana e a Lanzo, senza contare le numerose letture di singole liriche per iniziativa di parroci che le facevano leggere durante la Messa. L'anno di queste rappresentazioni è importante; fu nel lontano '68 a settembre a poche settimane dall'invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati russi e a questa invasione mi riferii nell'ultima lirica inserita nel dramma con l'accenno esplicito al tragico sacrificio di Jan Palach suicidatosi col fuoco per protesta in centro a Praga, lirica che a Cuneo scosse il pubblico che l'applaudì entusiasta e commossa. Prima avevo già inserito nel dramma altre liriche sulla Grecia dei colonnelli (e per questa lirica fui minacciato dai fascisti), sul Biafra, sul Vietman, sulla Cina, e su quella polveriera che era allora (e ancora adesso) l'America Latina e sui campi di concentramento tedeschi.
e adesso ...leggiamolo
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prefazione dell'autore - tutte le poesie
Vietnam, Hiroshima, Gesù, Barabba
L'Alluvione
dramma in cinque atti
Il Tempo nella conoscenza umana
Il cervello al di là della morte
Vangelo secondo Giuda Iscariota

15 giugno 1995
E' morto Franco de Carli, medico scrittore.
In entrambe le professioni, svolte con professionalità, passione e genialità, raggiunse i livelli più alti: studente di medicina, per tre anni frequenta un internato di fisiologia umana, si laurea con una tesi sperimentale sul sistema nervoso, con voto 110/lode e dignità di stampa. Si specializza in pneumologia e svolge l'attività medica essenzialmente in ospedale, all'Eremo di Lanzo, dove percorre tutta la carriera fino a diventare per gli ultimi dieci anni direttore sanitario.
Come scrittore inizia da studente con componimenti poetici, a un anno dalla laurea scrive un romanzo che vince il primo premio al Concorso Nazionale dei Medici Scrittori. Segue un lungo periodo di fecondissima produzione di opere teatrali. La fantasia, la capacità di produzione scenica, quasi architettonica e l'abilità dello svolgimento costituiscono le caratteristiche di queste opere che sono state recitate in teatro, alla radio e nelle televisioni italiana e svizzera.
Gli argomenti dei drammi sono sempre ispirati a temi sociali contemporanei: Hiroshima, Vietnam, la tragedia del talidomide, trapianti di cuore, fecondazione artificiale, alluvione...
Le produzioni letterarie degli ultimi vent'anni sono costituite da saggi, romanzi (con "Lettere a Teofilo" ha vinto il premio Pannunzio), opere filosofiche, legate comunque a temi di biologia e medicina, che hanno molto spesso provocato accesi dibattiti e riconoscimenti in campo medico e letterario. (ricordo tra gli altri: "Il Tempo nella conoscenza umana", "Cervello e mente", e "Il cervello al di là della morte" che, letto in traduzione dal premio nobel per la medicina in visita a Torino suscitò interesse e dialogo)
Di pochi mesi fa l'ultima opera: "Lettere da Sirmione", romanzo in forma epistolare, un po' biografico, un po' surrealista svolge un percorso ideale di incontri con gli uomini che hanno segnato la storia e la sua vita di studio.
Addio, Franco, i tuoi amici del club '47 (anno di Laurea ) non ti vedranno più nelle nostre riunioni, ma vorrei che il tuo ricordo rimanesse un vivido esempio di forza, tenacia e impegno sociale,
tua moglie e compagna di studi Jolanda









