Premessa

Abbiamo deciso di fare questo viaggio nel mese di maggio: ci abbiamo messo più di due mesi per organizzarlo: ci è costato tanto tempo, tanta fatica e tanti soldi, ma un viaggio così è impagabile: abbiamo conosciuto tantissime persone, visto posti che con i viaggi "normali" non avremmo potuto vedere e soprattutto abbiamo vissuto più di un mese in un'atmosfera diversa.

lunedì 2 agosto

Siamo partiti da Torino il due agosto, la mattina alle 10, dopo una nottata passata quasi in bianco per finire le ultime stampe.
da sinistra: Alena, la sorella di Michal, Adriano il fidanzato di Laura, Elisabetta e Laura: in piena notte stiamo ancora finendo di rilegare i "libri con le schede degli uomini"!
in ufficio la notte prima - a questa immagine è collegata
l'immagine ingrandita

Abbiamo lasciato l'ufficio con tutti i computer spenti perché all'ultimo momento servivano dei pezzi da uno o dall'altro computer e Michal non ha fatto in tempo a rimetterli in sesto.... dovevamo andare entro mezzogiorno al consolato russo di Milano per vedere se ci facevano il visto il giorno stesso.

Con noi tre (Michal, Elisabetta e Alena, la sorella di Michal) c'era Brave-heart, professionista torinese che non comparirà mai nelle fotografie perché ci ha detto che vuole rimanere in incognito! Comparirà spesso nel racconto perché di lui c'è molto da dire, per ora comincio solo col raccontarlo come un quarantaduenne arrivato, sportivo, aggiornato, elegante, esigente, (forse più con sé stesso che con gli altri) abbastanza spaventato dalla sua impresa di cercare moglie: anzi negherà fino all'ultimo la sua intenzione:

vengo solo a fare foto -questo è un bel gioco -ma che moglie!, quando torno mi compro la moto- ma si sta tanto bene così- ho fatto benissimo a fare 'sto viaggio, da solo non avrei potuto .....

A Milano niente visto: il console, peraltro gentilissimo ha escluso che potessimo averlo in giornata, era troppo tardi, quindi abbiamo seguito il programma stabilito: abbiamo caricato in macchina Roberto e Nicolò entrambi di Milano e che ci avrebbero accompagnati fino a Kijev e Giuseppe, professore di filosofia del centro Italia, che anche lui prevedeva di fermarsi a Kijev.

Nel frattempo Michal ci ha lasciato perché doveva andare a Praga a rifarsi il passaporto. ... ci avrebbe poi raggiunto alla prima tappa: Lvov.

Con qualche problema di bagaglio, (Brave-heart invece delle tre sacche previste aveva tre sacconi grandi 2 metri per due per i quali potrei scrivere un capitolo intero ... ma rimando) che per un pelo ci mettono a repentaglio il bagagliaio partiamo da Milano e raggiungiamo a Brescia il camper di Cesare che con Giorgio ci seguirà poi tutto il viaggio.

Cesare è un medico quarantenne piemontese, un bell'uomo, serio, molto sportivo che ama la canoa e il camper, infatti la sua macchina attrezzata a camper è una meraviglia, l'ha costruita da sé e la chiameremo per tutto il viaggio la "Grande madre cellula".

Giorgio invece è un dolce architetto ligure, non esagero se dico che è la persona più dolce che abbiamo mai conosciuto, credo che sia l'unico che non abbia mai avuto da dire con nessuno, però nello tesso tempo è anche simpatico, molto allegro e soprattutto sa fare a fa molta autoironia. L'andatura è lenta, ma allegra.

Arriviamo alle 9 di sera a Tarvisio dove ci aspettano Raimondo, studente di filosofia e assistente unversitario che tutti chiameranno Trostki, sia per la capigliatura, sia per l'irruenza nel parlare e la genuinità dei discorsi, e Michele, farmacista del sud, che conosce già bene l'est Europa ed è molto sicuro di sé.

La macchina sulla quale viaggiano è una Ford Fiesta, un po’ vecchiotta. Raimondo si lamenta del fatto che sì, l'ha pagata solo due milioni, ma ora gli costa un sacco di riparazioni, forse non è stato un affare... Guida Michele che conosce la strada, Raimondo ha la patente soltanto da 7 mesi.

Viaggiamo tutta la notte, tra le rimostranze dei milanesi che volevano andare a dormire in albergo e che si lamentano della scomodità del viaggio, uno di loro vuole buttare via i crakers e i meloni, che secondo lui occupano troppo posto, e tra qualche bisticcio quando cominciamo a parlare di politica e siamo tutti stanchi e poco controllati. Ridiamo un po’ alla frontiera austriaco-ungherese: il poliziotto si rivolge a me:

Duo macchina?
No, non due macchine, siamo in tre
rispondo io pensando si riferisse al gruppo.
No. Duo, tuo macchina?
Mi chiedeva se era mia la macchina, ma parlava come uno dell' "Uganda Burundi!"

Arriviamo a Budapest alle 7 del mattino davanti all'ambasciata ukrajna. Avevamo appuntamento lì con la terza macchina che arrivava da Padova, con Francesco, Leopoldo e Giuseppe.

Francesco è un simpaticissimo quarantenne veneto che è iscritto da parecchio tempo e che ora ha deciso di trovare la ragazza giusta a tutti i costi... la vuole bionda, esile, bellissima, brava.

[nota a posteriori: Francesco ha poi trovato la moglie in questo viaggio: a Volzhskij, si chiama Natalia]

E' un uomo dalle moltissime sorprese, quando si è iscritto da noi nel '95 sembrava Berlusconi, elegante, posato, con un po’ di pancetta, i capelli corti .... e poi la metamorfosi: in due anni è diventato un'altra persona: ora è biondo, snello (va in palestra tutti i giorni), veste in jeans neri, viaggia in moto (fa il biker? anche Brave-heart lo vuole fare!) va ai raduni e vuole la ragazza sempre più giovane.

Leopoldo, veronese studioso di storia, per tutto il viaggio ci racconterà date, luoghi importanti e retroscene storiche. Purtroppo non parla nessuna lingua straniera e non accetta di incontrare nessuna ragazza se lei non parla italiano; questo gli pregiudicherà il 90 per cento degli incontri e gli causerà anche serate di prediche da parte nostra e degli altri componenti del viaggio che non riusciranno comunque a smuoverlo dalle sue idee .. Siccome è una persona molto equilibrata (forse l'unica, se non contiamo i due della "Grande madre cellula", che però faranno gran parte del loro viaggio abbastanza in disparte rispetto a noi, in quanto la loro macchina va più piano e in quanto hanno la "casa viaggiante", dove cucinano, dormono ...) e non bisticcia mai. Lo hanno eletto portavoce, e in ogni situazione è lui che fa da ambasciatore ...

Giuseppe, giornalista, simpaticissimo, terrà il diario di viaggio, e ad ogni sosta ce ne legge le pagine. Purtroppo a Doneck non ha continuato il viaggio, ma ha deciso di rientrare in Italia per lavorare un po’ e non perdere troppi giorni di ferie, per poi raggiungerci nuovamente a San Pietroburgo, e riprendere il viaggio ... invece ci dicono che è al mare (ma non era rientrato per lavorare?!), che è caduto su di uno scoglio e gli hanno dato dei punti, quindi non lo abbiamo più visto!

martedì 3 agosto

A Budapest l'ambasciata Ukrajna ci conferma che i passaporti saranno pronti alle 16! Che fare? Abbiamo otto ore libere, ci dividiamo: chi vuole visitare la città (quasi tutti), chi vuole cambiare le gomme (Raimondo si è accorto in ritardo che le gomme erano completamente liscie, quindi gira tutta Budapest per trovare un gommista onesto che gliele cambi, è molto agitato, ha paura di non trovarlo, ma Michele lo aiuta), chi vuole dormire ...(noi, perché la notte precedente l'abbiamo passata quasi completamente in bianco a lavorare)

Non riusciamo comunque a dormire più di due ore, tra il caldo, l'agitazione e l'ansia per il viaggio che ancora ci aspetta.

Alle cinque ci sono i passaporti, io devo spedirne uno a Bologna, col posta celere perché Valerio deve prendere l'aereo tre giorni dopo per Kijev, quindi andiamo a cercare l'ufficio addetto all'aeroporto.

Tutti nervosi: chi vuole fermarsi a dormire a Budapest, chi no, nel frattempo qualcuno ha bisogno di telefonate in russo, Michal non c'è, io il russo lo so pochissimo, ma ci provo ... ci riusciamo. Ora Francesco e Giuseppe hanno combinato l'appuntamento per il giorno 4 a Lvov, entrambi con due ragazze con le quali erano in contatto epistolare da tempo.

Partiamo, facciamo una bella spesa in un autogrill che ci "pela": spendiamo 50.000 lire per un panino a testa! (La "Grande madre cellula" invece era già sulla strada per la frontiera ukrajna)

A metà strada Michele ci avrebbe lasciato: aveva appuntamento con una persona con la quale era in affari, ma ci avrebbe raggiunto poi a Lvov. Purtroppo non si accorge che il paese con un nome impronunciabile era già passato da 20 kilometri, vuol farsi portare indietro, prime scene di panico:

io - è inutile che torniamo tutti indietro, ci fermiamo qui, e vi aspettiamo
intanto, nel buio totale, solo latrati di cani
i milanesi - cerchiamo un albergo
questo era un ritornello
Raimondo - io non guido, da solo, al ritorno
Michele - signora, le avevo detto il nome del paese, perché non si è fermata?
io - ma perché non si è fermato lei? che io quel nome non riesco a memorizzarlo neanche 10 secondi?
Giuseppe - va beh, ci vado io con loro, ma mi aspettate, sicuro che mi aspettate?! Il mio posto sarebbe sulla sua macchina, e se la macchina va in panne? Ha visto che macchina? Lei mi assicura che non vi muovete di qua?
Lo assicuro, stanchissima, con i latrati che poco a poco si facevano più radi, mi addormento, al loro ritorno mi sembra che siano passati 3 minuti...

Arriviamo alla frontiera alle tre del mattino, troviamo la "Grande madre cellula" ben posizionata e decidiamo di dormire lì tra nugoli di gentaglia, zingari, barboni... siamo troppo stanchi!

mercoledì 4 agosto

La mattina alle 5 (cioè due ore dopo!) decidiamo di ripartire (i milanesi sono sempre più arrabbiati per la seconda notte in macchina) e andiamo alla frontiera: comincia lì la serie incredibile di follie.

Un militare giovane, biondo e dall'aspetto simpatico, si avvicina e, ammiccando (sembrava un tic), ci dice in un russo comprensibile, in quanto si aiutava con dei gesti, che "non" ci faceva scaricare tutta la macchina ... oppure sì ?!?!.. Inizialmente mi arrabbio, poi lui insiste e ci fa vedere che avrebbe potuto anche mettersi a cercare "qualcosa" nelle ruote..!!?! I compagni di viaggio mi dicono di pagare, io contratto

lui - 50 dollari-
io - no 10-
lui -no trenta-
io-venti, ma per tutte e quattro le macchine...-
.... ok!
Gli do venti dollari e mi sento un verme... ci fosse stato Michal non gli avremmo dato niente, non bisogna lasciarsi spaventare e questa piaga del dover pagare per ogni cosa, con le scuse più banali, deve finire. Ci fanno poi pagare un sacco di dollari (con ricevuta, ma era obbligatorio?) per l'assicurazione (ce l'avevamo già tutti) per l'ecologia, per le strutture della dogana... e nel frattempo il militare biondo riesce a prendere altri 20 dollari da Raimondo che, ultimo della fila, si è spaventato: voleva portargli via la radio...

Ci mettiamo (incredibile, ma non sapevamo che, invece, in confronto ad altre frontiere avevamo fatto molto in fretta) tre ore. Alle otto del mattino ci incamminiamo, incolonnati e fiduciosi, in Ukrajna.

Dobbiamo fare benzina, troviamo subito il benzinaio, c'è molta gente, il posto è bello, pulito

... non c'è benzina?
Sì la benzina c'è, ma non c'è la corrente elettrica e quindi le pompe non funzionano ...
Facciamo un sacco di kilometri su di una strada tutta a buchi ("ai tre km all'ora") e troviamo altri benzinai, la benzina non c'è, la corrente non c'è... finalmente Francesco fa benzina, ma non la verde, noi troviamo il gasolio dopo 20 kilometri, facciamo il pieno. Andiamo pianissimo, la strada non sempre è a buchi, ma ce li aspettiamo. Poi ci guardiamo intorno: pochissime macchine, tanti camion scassatissimi, biciclette, gente a piedi, contadini, trattori ante guerra. La prima multa sui Carpazi: Francesco la "scampa" e ci aspetta ridendo un kilometro avanti. Anche io la "scampo", perché bisticcio in meta-russo e perché sono una donna (mi mandano via), intanto si avvicina al gruppo che contratta Raimondo, aprendo il portafoglio e facendo vedere ai poliziotti fior di quattrini: (glielo rinfacceranno tutto il viaggio) risultato 30 grivni (la moneta locale, 15 mila lire) a macchina ...

Dopo 50 kilometri fermano la "Grande madre cellula" e i poliziotti si prendono un prosciutto e il parmigiano, Cesare e Giorgio ammutoliti, ma il viaggio continua.

Arriviamo alle 7 di sera, stanchissimi, a Lvov. Incredibilmente riesco a capire cosa mi risponde un poliziotto gentile, al quale mi rivolgo non tanto per sapere la strada, che non mi immaginavo di capirlo dalle spiegazioni, quanto per non farmi (farci) dare la multa: tutte e quattro le macchine si trovavano in senso unico (il poliziotto pensava fossimo americani...) e troviamo l'albergo in cinque minuti. L'albergo è uno dei più belli di tutto il viaggio (infatti è anche caro: 70 dollari la doppia, ma non dormo da due giorni, sono "stanca morta", e devo ancora scaricare tutta la macchina ...). Tutta la sera cerco di mettermi in contatto con Michal, a Praga. Non lo trovo, lo cerco sul cellulare di notte... niente (ormai sarà in viaggio). Poi finalmente il giorno appresso mi risponde e mi avverte che non ce la farà ad arrivare in tempo per il meeting: alla frontiera polacco-ukrajna non hanno i voucher dei quali i cechi hanno bisogno per passare, e quindi deve tornare in Slovacchia e passare la frontiera da lì.... Panico: non solo mi mancherà il traduttore, ma non ho i cavi della videocamera, non ho i cavi del computer e non ho il flash della macchina fotografica e ha lui la macchina fotografica digitale che abbiamo comprato per l'occasione...

giovedì 5 agosto

La mattina in albergo troviamo Renato, professore di biologia -non conosco nessuno che sappia tante lingue quante ne sa lui: parla perfettamente l'inglese, il francese, il tedesco, il russo, il giapponese, il polacco, eccetera ... -. E' un uomo stravagante, anzi quasi strano: quando era venuto in ufficio da me l'avevo mandato via perché l'avevo scambiato per un barbone, si era quasi offeso, però mi disse che almeno ero stata onesta a non volergli prendere i soldi... Non avevo capito che il suo modo di presentarsi era voluto; lì a Lvov sembrava soltanto un russo, vestito un po’ male... Comunque gentilissimo come sempre mi aiuta alla reception ad avere il numero dell'ambasciata russa... dobbiamo ancora farci il visto!!!!

Con Alena andiamo all'ambasciata, è chiusa. Faccio finta di non capire e spiego, metà in russo e metà a gesti, che abbiamo bisogno del visto. Il ragazzo con cui parlo mi dice di rivolgermi ad un signore che ha l'aria di "quello che sa tutto", che mi dice

è chiuso, domani...
io, con l'aria serafica e facendo sempre finta di non capire cosa lui avesse detto:
non capisco, ho bisogno del visto, siamo in otto, italiani..
Andiamo avanti così per un po’ di tempo, poi lui si stanca di dirmi che è chiuso, prende tutti gli incartamenti e se ne va. Mi fa aspettare un'ora buona. Poi esce e mi chiede una cifra mostruosa per i visti, ma ci saranno l'indomani mattina... Evviva!

In albergo intanto fremono tutti, Francesco è contento: la sera prima ha incontrato una ragazza con la quale era in contatto da mesi, Giuseppe anche ha incontrato una ragazza che conosceva per lettera da una anno, molto più bella di persona che in foto.

Per fortuna al meeting viene a trovarci Ludmila, una splendida ragazza di Lvov che si è sposata l'anno scorso con un nostro cliente di Torino e ora è tornata qualche giorno dalla sua famiglia: parla bene l'italiano e mi aiuta traducendo alle ragazze il mio discorso introduttivo: Michal non c'è, Alena capisce il russo, ma lo parla pochissimo, io parlo il russo, anche se non lo so, e la gente capisce pochissimo di quello che voglio dire....

il primo meeting: Lvov ...

La sera, a cena, siamo Alena ed io. Ci sediamo con Raimondo e lui ci racconta la sua vita, tristissima: ha perso padre e madre, non ha più parenti, è solo al mondo, è un ragazzo responsabile, intelligente, determinato, ma molto, molto ingenuo, perfino un po’ naif, sincero e schietto senza un minimo di diplomazia e -come lui stesso dice- la gente o lo ama o non lo sopporta. Passiamo un'ora interessante, sbirciando al tavolo accanto dove Giuseppe è seduto con tre ragazze che ridono e scherzano. A fine cena arriva Michal -finalmente!- con suo padre, entrambi stanchissimi, cenano, si fanno una doccia in camera nostra e poi vanno a dormire, in macchina, ognuno nella propria: l'albergo è troppo caro, la macchina è comoda e così non la rubano.

venerdì 6 agosto

Partiamo per Kijev alle 11 del mattino, prima andiamo a ritirare i visti che sono costati uno sproposito. I milanesi non vengono più con noi: ci raggiungeranno a Kijev in aereo, non hanno retto un viaggio simile..... Tutti hanno fatto colazione. Abbiamo aspettato due ore! Michele, Raimondo e Giuseppe, con "la Grande Madre Cellula", sono partiti per conto loro, dicono che corro troppo. Sulla strada un sacco di monumenti ai missili, agli aerei, ai cavalli, ai carri armati....

Ai lati delle strade vendono frutta e verdura di tutti i generi. Scendiamo, compriamo (mele e cetrioli a kili). I clienti, a turno, fanno i cascamorti con le ragazze dei bar, dei chioschi, dei ristoranti...


Lungo la strada abbiamo fatto amicizia....
nella foto di sinistra, da sinistra a destra: due ukrajne, un vecchio ukrajno ed io... nella foto di destra, da sinistra a destra: Giuseppe tra due ukrajne che non lo lasciavano più andare via, un vecchio ukrajno, io, Francesco e Leopoldo.

lungo la strada .. - a questa immagine è collegata
l'immagine ingrandita in gruppo con i venditori di
mele - a questa immagine è collegata
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Mentre facevamo queste foto è passato un carro trainato da un cavallo con sopra una ragazza vestita in costume. Andava con le amiche ad annunciare il suo matrimonio ai parenti, agli amici, ai conoscenti. Era tutta agghindata, con nastri, fiori e fiocchi colorati. Anche il cavallo aveva pennacchi e campanelli.

Arriviamo a Kijev a metà pomeriggio. Non troviamo gasolio: non ce n'è in tutta la città. Michal, che non ne aveva voluto fare lungo la strada perché diceva che a Kijev sarebbe costato meno, era preso di mira da me e dagli altri. L'abbiamo poi trovato a 30 kilometri da Kijev sulla strada per Odessa.

Andiamo all'hotel Mir e prendiamo le camere (non senza aver contrattato il prezzo per mezz'ora). L'hotel Mir è bello, centrale, da poco rimodernato. Incontriamo un altro partecipante ai meeting, viene da Reggio Emilia, è arrivato in aereo. E' un allevatore di api e vuole trovare una ragazza che sia bella e che non abbia paura delle loro punture... Saliamo nelle stanze, scarichiamo i bagagli e poi ci accorgiamo che non c'è acqua calda! Ricarichiamo tutto (abbiamo cercato di farci fare un adeguato sconto, ma non c'è stato verso) e andiamo a cercarne un altro. Intanto Leopoldo dimentica le scarpe, quelle eleganti che gli serviranno per il meeting (se ne accorgerà l'indomani), così, dieci minuti prima del meeting, dobbiamo correre al Mir a recuperarle...

Cominciamo a girare in tondo per ore, chiediamo per la strada, ci arrabbiamo, discutiamo, in ultimo arriviamo in uno spiazzo dove ci dovrebbe essere l'albergo Dzhuljen. Infatti l'albergo c'è: scendiamo, in una hall buia un'unica luce dietro a dei vetri di plastica con su scritto reception in russo. Bussiamo... nessuno. Due porte delle scale -"c'è nessuno? Eilà?" ...Abbandonato. Salgo fino al primo piano, una porta con un lucchetto enorme. Ridiscendo, c'è il telefono: benissimo! Chiamiamo da qui gli alberghi... Ho una guida di Kijev con gli hotel e i telefoni: il primo, chiamiamo, una signorina parla, noi anche, lei riattacca, mistero. Riproviamo, di nuovo riattacca, mistero. No, bisogna schiacciare "1" quando risponde, ma ora non risponde più...

Per fortuna arriva qualcuno: sono due donne che scendono le scale, sono della reception, sì la camera c'è, sì per tutti, doppia e tripla, costano 20000 lire a testa le triple e 25000 le doppie... ma come sono? andiamo a vedere. Al secondo piano una stanzetta che funge da hall con 8 uomini neri, alti due metri, ma dall'aspetto mite. Le stanze un po’ squallide, ma non sporche. Ci siamo: finalmente scarichiamo (ogni volta per noi lo scarico e il carico delle valigie è un incubo, perché abbiamo quintali di libri, depliants, fotografie, e poi computers, monitors, fari, cartelli, cavi, cavalletti, macchine fotografiche, la cinepresa, fogli, valige, zaini, borse, libri, mappe, sacchi a pelo, provviste alimentari, carta igienica (negli alberghi si trovava solo carta lucida o cartoncino!). Anche Brave-heart era mal messo: con i suoi zaini sembrava un facchino bianco di una spedizione sull'Himalaja...

Andiamo poi a posteggiare una delle macchine in un parcheggio custodito, con l'altra andiamo tutti da Mac Donald's. Michal no, lui si fa la spesa in un negozio locale. Poi rientriamo in albergo, posteggiamo anche la nostra. I cani da guardia ci assaltano (uno morde Michal), rientriamo sfiniti e andiamo a dormire.

sabato 7 agosto

Il mattino dopo è giorno di meeting: ricarichiamo la macchina, corriamo a riprendere le scarpe di Leopoldo e poi arriviamo al palazzo di cultura, dove si svolge il meeting, 10 minuti prima del suo inizio. Nel dehor del bar ci sono tutti, anche quelli arrivati in aereo; tutti lustri, emozionati, contenti e speranzosi. Il meeting non li deluderà.

il secondo meeting: Kijev ... Questo è veramente stato il meeting più bello della nostra storia, a parte qualche piccolo inconveniente tipo un ragazzo ukraino ubriaco che voleva malmenarmi, ma che è stato prontamente allontanato dai gestori del salone (ha continuato comunque a mugugnare tutto il pomeriggio al bar) e la ressa indicibile (sono venute nel corso del pomeriggio 1560 donne!) tale che io ho dovuto fare una barriera di sedie intorno al tavolo del computer in modo da non essere sommersa dalle ragazze che chiedevano informazioni...
Verso la fine del pomeriggio ci ha raggiunto Pierluigi, un ragazzo genovese che stava girando l'Ukrajna (dopo essere stato in Lettonia e Bielorussia) da solo, in macchina per incontrare le ragazze che gli avevano risposto nei mesi precedenti. Avevamo organizzato il viaggio insieme, io frenando un po’ il suo ottimismo: pensava, per esempio, di poter partire da Kirovograd alle 5 del pomeriggio per arrivare in serata a Dnepropetrovsk! Finora tutto era proceduto per il meglio e mi ha raccontato le varie peripezie occorsegli, molto soddisfatto peraltro per come se l'era cavata bene. Ci siamo messi d'accordo che ci avrebbe aspettato e che alla fine del meeting sarebbe venuto con noi al nostro albergo (anche lui cercava di economizzare sui pernottamenti). Purtroppo però durante il percorso, vuoi per la stanchezza, vuoi perché chiaccheravamo troppo, lo abbiamo perso. Me ne sono accorta che eravamo ancora in centro città, sono tornata subito indietro, ma non lo abbiamo più trovato! Che peccato!

domenica 8 agosto

La mattina sveglia alle 6, poi due ore e mezzo di attesa perché Leandro vuole andare a prendere Valerio, che non sapeva che si sarebbe dovuti partire a quell'ora, ma ci vuole andare con Francesco perché ha paura che se non se lo porta lui parta con noi. Così, con l'ostaggio, se ne va e ci lascia lì ad aspettare... siamo tutti arrabbiati, ma sorridiamo lo stesso nell'autoscatto davanti all'albergo. Alena, Brave-heart, "senza faccia", con la fidanzata, Svetlana (che dopo pochi minuti accompagnerà al tassì), e della quale mi parlerà per tutto il viaggio. Svetlana viene da Sumy, il giorno prima si è fatta 9 ore di treno per venire a Kijev a conoscerlo ... ...poi Leopoldo, con le scarpe da ginnastica (non quelle del meeting), Giuseppe (che sta fumando la terzultima sigaretta, poi smetterà di fumare... ma sarà vero? oramai non gli credo più, comunque le sigarette erano sempre le mie) poi Michal ed io.

davanti all'albergo - a questa immagine è collegata
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Finalmente arrivano: Leandro, aitante 40enne milanese, era arrivato in macchina il giorno precedente al meeting di Kijev, e ora ci avrebbe seguito con il fuoristrada. E' un tipo assolutamente fuori dal comune, molto sicuro di sé, brillante, di compagnia, il classico milanese, ma con forti componenti romane.

[nota a posteriori: Leandro ha trovato la moglie in questo viaggio: a Kiev, si chiama Elena]

Valerio, ironico e sornione, deciso, simpatico, un po’ sfottente, sicuro di sé. Vive a Bologna, ma lo conosciamo da tempo. E' un incontentabile: ha già conosciuto, frequentato e abbandonato una mezza dozzina di donne, tutte bellissime, dolcissime, fini, ma non abbastanza casalinghe, io glielo dico sempre:

dovrebbe andare in un'agenzia di collocamento, lei cerca la governante, non la moglie...

[nota a posteriori: Valerio ha trovato la moglie in questo viaggio: a Kiev, si chiama Elena]

Arriva, con Leandro, tuttaltro che turbato dai nostri rimbrotti:

a me nessuno aveva detto che si sarebbe dovuto partire alle 6!
Leandro:
Certo, naturalmente è tutta colpa mia. Ok, prendetevela con me!
Così, alla fin fine, hanno sempre ragione loro...

Partiamo, facciamo colazione in un chiosco neanche male sulla strada e poi facciamo kilometri e kilometri. Brave-heart si lamenta: ha accompagnato in un tassì la sua fidanzata, e ora piange (in senso figurato) e vuol farsi consolare:

io - secondo me non la doveva lasciare, poteva portarla con sé!
lui-... eh già, e i meeting?!
... L'egoismo umano! Non scende (era un'idea di Michal: che scendesse e tornasse dal suo amore) e continua a lamentarsi, ogni tanto dorme
io- attento, che con la cintura si impicca!
Lui - ma non dormo mica!...
Da allora in poi, per non fare vedere che dorme, si metterà gli occhiali neri e le cuffie con la musica... ma il capo ciondola e noi ce ne accorgiamo. Per passare la notte con la fidanzata ha fatto sloggiare dalla stanza Leopoldo, che ha dovuto cambiare camera corrompendo la cameriera di notte. Ha dormito poco questa notte, ma non vuole darlo a vedere.

Sosta a Uman, un paese che è tutto un mercato: tappeti, icone false, caramelle, sigarette, frutta e verdura, fiori. Facciamo la spesa. Qualcuno scopre che il pane si chiama "batòn" (non è vero, il pane si chiama xleb, ma c'è un formato di pane che è un bastone e che si chiama infatti batòn) e da allora tutti, nelle panetterie, nei bar, al ristorante

...batòn, batòn!
Sembra di essere ad una gita scolastica, con i bambini che scherzano.

Continuiamo la strada: tutta dritta, assolata, in mezzo ad una campagna infinita, un caldo infernale (abbiamo l'aria condizionata noi, gli altri no, ma sopportano). A 50 kilometri da Odessa incontriamo la "Grande madre cellula" che, lemme lemme, partendo due ore prima di noi era arrivata già a destinazione.

A Odessa troviamo una bella sorpresa: ad un posto di blocco, con tanto di passaggio a livello chiuso, ci chiedono 25 dollari a macchina per entrare in città. Rifiutiamo

-"non passate"
torniamo indietro
non si può!
sembra di essere nel film di Troisi e Benigni:
chi siete, dove andate, cosa portate, due scudi...
che a Troisi cade un sacco e lo va a riprendere e lo vogliono fare pagare di nuovo. Allora una nostra delegazione (gli altri sono rimasti alle macchine) è andata nel gabbiotto dove c'era il capo (che poi era una "capa"), trattandosi di una donna, e abbiamo cominciato la nostra opera di convincimento. Francesco si lamentava che non avevamo soldi, io mi adiravo del sopruso, che avevamo già pagato il visto e nessuno ci aveva detto che avremmo dovuto pagare anche in ogni città il pedaggio. Ci rispose che erano solo Odessa e la Crimea i luoghi nei quali per entrare occorreva pagare (ora sappiamo che non è vero, ci hanno poi chiesto soldi anche sul mar d'Azov e vicino a Feodosija) Abbiamo provato a corromperla ma alla fine l'unica cosa che siamo riusciti a fare è stato di intenerirla (non tanto, ma abbastanza da farle dimezzare il pedaggio, quindi 12 dollari e mezzo per macchina).

Arriviamo a Odessa a metà pomeriggio, abbiamo dei pacchi da portare alla mamma di una ragazza che si è sposata a Torino (medicine per il nonno, olio). Odessa è una bella città, viali alberati, molto caos, gente allegra. Troviamo subito (che fortuna) la via e la casa; la mamma, gentilissima, si offre anche di accompagnarci per trovare da dormire. Sale sulla "Grande madre cellula" e ci accompagna. Verso il mare non ci sono più viali alberati ma stradine strette, tortuose come nell'entroterra ligure. In più c'è anche il tram, quindi pericolosissimo. Cesare e Giorgio si fanno accompagnare al campeggio, noi vogliamo andare al mare...

Non ci mettiamo tanto a trovare una strada che arrivi al mare. Posteggiamo quasi sulla spiaggia, ci cambiamo e andiamo in acqua. Alena, Michal ed io, perché gli altri tentennano: Giuseppe si mette in costume, ma il gelo dell'acqua (9 gradi, ci dicono, possibile?) lo blocca. Brave-heart comincia a cercare il costume, ma non sa in quale valigia,e soprattutto a quale livello di vestiario, sia. Valerio passeggia sulla spiaggia con le mani in tasca, Leandro taglia un melone, Leopoldo controlla le macchine. Facciamo un giro sul molo. C'è gente che pesca, nessuno fa il bagno. Erano davvero 9 gradi: l'acqua ci ha "corroborato", siamo frizzanti. Torniamo. Brave-heart sta ancora cercando il costume, telefona, chiederà dove lo può trovare? no, è il suo amico sposato con una ragazza di Kijev, che gli fa da consulente, confessore, consigliere, promotore, eccetera, in poche parole gli telefona tutti i giorni per dirgli di tornare a Kijev e di fidanzarsi con la Svetlana, che anche lui l'ha conosciuta, che va benissimo, che è inutile andare a cercarne un'altra, è anche amica di sua moglie:

sposati, subito, dai
...e lui, rivolto a noi:
ma questo è completamente fuso, lui vorrebbe vedermi sistemato, ma non è mica una cosa semplice, io non so nemmeno se voglio farlo, io mi compro la moto, adesso mi riscrivo in palestra, tiro fuori la bici, e quant'altro ....
[il quant'altro sta per altre cose delle quali non posso parlare perché se no tutta Torino riconoscerebbe Brave-heart- nota dell'autrice]).

Cosa si fa? Leandro non ha il visto per la Russia e l'indomani vorrebbe andare all'ambasciata russa di Odessa. Valerio, che è in macchina con lui, vorrebbe essere il giorno dopo già a Cherson, in un bell'albergo, perché (dimenticavo di precisare) Valerio va solo in grandi alberghi, lui. Noi vorremmo andare un pezzo verso Cherson, ma dormire prima di arrivarci, perché secondo me è troppo faticoso arrivare in serata. Francesco e "company" non hanno problemi, Leandro decide: non va in Russia, anzi ci raggiungerà a San Pietroburgo, in aereo. Da quel momento comincerà a convincere Giuseppe a seguirlo (dopo Doneck, ultima tappa ukrajna) nel viaggio di ritorno a Kijev (per non farsi il viaggio da solo: Valerio ha già prenotato l'aereo da Doneck per Bologna) e ci riuscirà.

Partiamo. La strada è bella, costeggia il mare, le paludi, il fiume, non c'è traffico. Quando comincia ad imbrunire trovo sulla sinistra un chiosco dall'aspetto rassicurante, metto la freccia a sinistra, rallento, sterzo e per un pelo mi prende un pazzo furioso ai 130 all'ora in fase di sorpasso. Che spavento! Ci fermiamo, scendiamo, sembra di essere nel Texas. Nel locale la luce è verde, ci sono i fiori finti alle pareti, i cotillons, le sedie di plastica nera. Uniscono i tavoli, il cameriere corre avanti e indietro, ci prospetta un menu vario e abbondante, siamo fiduciosi e allegri, Michal traduce, ordiniamo. Qualcuno va a lavarsi le mani. Nel lavandino due scarafaggi morti. Ora siamo meno tranquilli. Arrivano i piatti, tutti uguali, un po verdi, ma è la luce del neon. Questo è senza panna, questo con, ma sono uguali. Questa è la polpetta, no è lo spiedino... identici. L'acqua è salata.

Importante è parlare dell'acqua. L'acqua del rubinetto in Ukrajna non è potabile, quindi o si beve l'acqua minerale o si beve altro. L'acqua minerale a volte è la cosa più disgustosa che io abbia mai assaggiato, a volte no. Non si può sapere in anticipo, quindi chi può, cioè chi non deve guidare, beve birra, o Coca Cola o aranciata, che mangiando insalata con la panna acida sono il "non plus ultra". A Lvov l'acqua minerale dell'albergo si chiamava Zachod, che in ceco vuol dire gabinetto. Alena ha tolto l'etichetta e l'ha presa per ricordo.

Siamo tutti a cena, Brave-heart in incognito, naturalmente...

a cena - a questa immagine è collegata
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poi andiamo nella saletta a prenderci il caffè, Michal fa le telefonate per gli uomini alle ragazze.

prendiamo il caffè - a questa immagine è collegata
l'immagine ingrandita tutti prendiamo il caffè - a questa immagine è collegata
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Dopo cena tutti a telefonare (cioè Michal a telefonare per tutti). Alena ed io bevevamo fior di caffè, chiaccherando con la signora del bar che era simpaticissima. Anche con il figlio, carino, con una bellissima moglie, sulla quale Francesco aveva già buttato l'occhio, forse è per questo che ad un tratto lui andò da Michal dicendogli se poteva fare una foto a lui con sua moglie...

coppia di sposi - a questa immagine è collegata
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Sentiamo dei rumori fuori nel buio, ci dicono che ci sono le guardie al di là del muro che fanno la guardia all'uva....


continua ....
pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.
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